Il Raid Pechino-Parigi del 1907

Ottobre 14, 2024

Il Raid Pechino-Parigi del 1907: Un'Impresa Epica e Senza Precedenti

Parigi, boulevard Poissonnière. È il 31 gennaio 1907, quando il quotidiano Le Matin lancia una sfida rivoluzionaria con un annuncio lapidario: «Quello che dobbiamo dimostrare oggi è che dal momento che l’uomo ha l’automobile, egli può fare qualunque cosa ed andare dovunque. C’è qualcuno che accetti di andare, nell’estate prossima, da Pechino a Parigi in automobile?». Quella frase segnò l'inizio di una delle avventure più affascinanti della storia automobilistica: il Raid Pechino-Parigi, una corsa attraverso 16.000 chilometri di terre sconosciute e impervie, che sarebbe diventata leggenda.

Possiamo considerarlo il primo Raid della storia, la prima gara su strada dalla quale sarebbero nate molte altre specialità.

All'epoca, l’automobile era ancora una novità tecnologica, vista più come un lusso che come un vero mezzo di trasporto. Ma per affermarsi e guadagnarsi il suo posto nella storia, l’automobile doveva dimostrare al mondo di essere capace di affrontare qualsiasi sfida. Il raid non era solo una gara, ma una vera e propria dimostrazione di ciò che l’uomo, grazie all’ingegno e alla tecnologia, poteva realizzare.

Cinque equipaggi si presentarono alla partenza il 10 giugno 1907. Tra loro spiccava la Itala 35/45 HP del principe Scipione Borghese, accompagnato dal suo fidato meccanico Ettore Guizzardi e dal giornalista del Corriere della Sera e del Daily Telegraph, Luigi Barzini, inviato per raccontare in diretta l’epica impresa.

Chi erano i tre italiani:

Scipione Borghese, nato l'11 febbraio 1871 a Castello di Migliarino, era un aristocratico italiano, esploratore e pilota automobilistico. Dopo essersi laureato in scienze fisiche e matematiche a Roma e aver frequentato l'Accademia militare di Torino, entrò nella vita politica come deputato e promosse importanti iniziative agricole e sociali come la bonifica dell’Agro romano, la famiglia possedeva una tenuta nei pressi del Lago di Albano, dove avverrà l’incontro con Ettore Guizzardi, nella stessa zona fu eletto deputato nella XXII e XXIII legislatura per il Partito Radicale.

Ettore Guizzardi, fin da giovane appassionato di meccanica, seguiva il padre Enrico, macchinista delle prime ferrovie italiane, nei suoi viaggi in locomotiva. Dopo la tragica morte del padre in un incidente ferroviario vicino alla villa dei principi Borghese, Ettore fu curato e poi assunto dalla famiglia come autista. La sua abilità attirò l'attenzione del principe Scipione Borghese, che lo inviò a studiare alla FIAT e alle officine Ansaldo. Diventato il fidato chauffeur del principe, Guizzardi fu scelto per accompagnarlo nel celebre raid Pechino-Parigi del 1907.

Luigi Barzini è considerato uno dei più famosi giornalisti del 900, nato ad Orvieto il 7 febbraio 1874 fu assunto dal Corriere della Sera come corrispondente. Inviato a Londra per imparare l'inglese, divenne noto per la prima traduzione italiana de Il Mastino dei Baskerville. A partire dal 1900, Barzini iniziò a viaggiare per il mondo come inviato speciale, coprendo eventi come l'Esposizione Universale di Parigi e la Rivolta dei Boxer in Cina. Intervistò figure importanti come il ministro degli Esteri cinese e visse esperienze estreme in territori come la Siberia e la Serbia durante l'assassinio di Alessandro I.

Gente di altri tempi, il meccanico viaggiava con il pilota per supportarlo in ogni evenienza. Gli altri equipaggi comprendevano veicoli più leggeri, come il triciclo Contal e le due De Dion-Bouton francesi, ma nessuno aveva la potenza dell’Itala, una vera bestia da 40 cavalli con un peso di una tonnellata e mezza, preparata meticolosamente per affrontare qualsiasi difficoltà.

Il percorso non era tracciato, non c’erano assistenze o rifornimenti programmati, e ogni equipaggio doveva contare solo sulla propria organizzazione. L'Itala, grazie all'intuizione di Borghese, montava pneumatici anteriori e posteriori delle stesse dimensioni, una scelta che si sarebbe rivelata cruciale, permettendo di ridurre le scorte e facilitare la gestione delle emergenze. I parafanghi erano stati sostituiti da robuste assi removibili, utilizzabili come rampe nei tratti più impervi del percorso.

Dopo aver lasciato Pechino, la gara si trasformò presto in un epico viaggio attraverso territori inesplorati, dalle steppe mongole al deserto del Gobi, fino alla Siberia. Borghese, maniaco dell’organizzazione, pianificava ogni dettaglio e l’Itala si dimostrò presto superiore alle altre vetture, dominando dall’inizio. I 16.000 chilometri furono un susseguirsi di avventure: villaggi remoti in cui nessuno aveva mai visto un'automobile, città che accoglievano gli equipaggi come eroi, deserti infiniti e pantani insormontabili.

Ogni sosta era un’occasione per Barzini di inviare i suoi resoconti, raccontando l’impresa al pubblico italiano e internazionale attraverso dispacci telegrafici, in un mondo privo di tecnologia le notizie correvano veloci con ogni mezzo. L’entusiasmo per la gara crebbe esponenzialmente, e città come Mosca, San Pietroburgo e Varsavia divennero tappe di trionfo per l’equipaggio italiano.

Il 10 agosto 1907, esattamente 60 giorni dopo la partenza, la Itala giunse a Parigi, accolta da una folla entusiasta e giornalisti che documentarono l'arrivo come un evento storico. Nessuno degli altri equipaggi riuscì ad avvicinarsi al tempo di Borghese: la Spyker arrivò 20 giorni dopo, e le De Dion-Bouton giunsero a Parigi con ancora più ritardo.

L’impresa non solo portò alla ribalta la tecnologia automobilistica, ma segnò l’inizio della lunga storia di Pirelli nel motorsport. La Itala, equipaggiata con pneumatici Pirelli, superò ogni ostacolo, dimostrando al mondo che l’automobile non era più solo un giocattolo per ricchi, ma un mezzo capace di affrontare le sfide più dure e inimmaginabili.

Quell’impresa epica rimase scolpita nella storia. Luigi Barzini raccontò l'intera avventura nel suo libro "La metà del mondo vista da un’automobile", che divenne un bestseller e fu tradotto in undici lingue. L’Itala è oggi conservata nel Museo dell'Automobile di Torino, come simbolo di una sfida straordinaria che cambiò per sempre il mondo dell’automobile.

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