C’è un’auto da corsa che ha fatto più che vincere gare: ha attraversato la soglia tra l’ingegneria e l’arte, diventando un simbolo di creatività e passione. Stiamo parlando della BMW 3.0 CSL Art Car, un’icona assoluta nella storia delle corse e nella cultura automobilistica mondiale.
La nascita del mito: BMW 3.0 CSL
Nel cuore degli anni '70, BMW lanciò una versione alleggerita della sua coupé E9, chiamata CSL, dove la "L" sta per leicht, cioè "leggera" in tedesco. Pensata per dominare il Campionato Europeo Turismo, questa macchina si fece presto notare per le sue doti tecniche: carrozzeria in alluminio, potenza fino a 206 cavalli, e una versione da gara con appendici aerodinamiche che le valsero il soprannome di "Batmobile".
Ma la vera svolta arrivò nel 1975, quando BMW decise di fondere il mondo dell’arte con quello dell’automobilismo.
Alexander Calder e la prima Art Car
BMW affidò a Alexander Calder, celebre scultore americano noto in Italia per il "Teodelapio" di Spoleto, il compito di dipingere una 3.0 CSL destinata a correre alla 24 Ore di Le Mans. Fu il pilota e collezionista Hervé Poulain a volere questa fusione unica, e Calder trasformò l’auto in una scultura cinetica su ruote.
Colori accesi, forme vibranti, pura espressione visiva: l’Art Car #1 fece scalpore al via della Le Mans 1975. Purtroppo, la gara si concluse prematuramente per un guasto al cambio dopo 9 ore, ma il mito era già nato.
Le specifiche da capogiro
La BMW 3.0 CSL stradale vantava versioni da 180 a 206 cavalli, con velocità di punta che toccavano i 230 km/h e scatti da 0 a 100 in meno di 8 secondi. Le versioni da corsa, come quelle del Gruppo 2 e Gruppo 5, furono ulteriormente potenziate, montando motori fino a 3.5 litri a 24 valvole. Furono queste a regalare a BMW numerose vittorie, comprese due classi vinte a Le Mans nel 1973 e 1974.
Dall’arte alla leggenda
La Art Car di Calder ha aperto la strada a una tradizione ancora viva. Dopo di lui, altri artisti come Andy Warhol, Roy Lichtenstein e Jeff Koons si sono cimentati nel dare vita a opere d’arte su quattro ruote.
Ma quella prima 3.0 CSL resta unica: non solo per il suo design psichedelico, ma per il suo significato. Era il 1975, e la BMW non si limitava a correre: stava cambiando il modo di vivere l’automobilismo.